05/03/2010

Persona, comunità e politica

A seguito dell'iniziativa "Persona, comunità e politica. Una visione strategica per la Toscana", tenutasi Lunedì 1 Marzo, presso lo Spazio Reale di San Donnino (Campi Bisenzio), alla presenza del candidato alla Presidenza della Regione Toscana Enrico Rossi, voglio porre agli amici alcuni interrogativi su questioni oggi fondamentali per la nostra società, con l'intento di sviluppare una riflessione comune in merito.

Ci era stato detto che promuovere il valore tout court della competizione avrebbe reso la società più dinamica e più evoluta. Siamo proprio sicuri di aver ottenuto questo risultato? L'individualismo realizzatosi ed in parte imperante è segno di un reale progresso? E parlando di progresso non intendo solo dal punto di vista economico, ma anche in senso culturale, di mobilità sociale, di crescita del senso civico di appartenenza alla stessa comunità. Sviluppiamo la riflessione partendo dal presupposto che la lotta all'individualismo è di per sé un'idea progressista.

È inoltre sempre proponibile oggi, nel nostro modello di società, il valore del senso di responsabilità? Quali problematiche può comportare?

  

 

28/01/2010

Un pensiero per i lavavetri

Al fine di stimolare una riflessione al riguardo, segnalo un bell'articolo a firma di Piero Isola e pubblicato sul settimanale d'approfondimento "La vita Cattolica". Di seguito il testo in versione integrale.

 

Pensieri al semaforo - di Piero Isola

«Francamente: ne soffro la mancanza. I soliti incroci mi sembrano vuoti. Le solite attese al semaforo ancora più inutili. Abbasso il finestrino, sporgo la testa, dò uno sguardo avanti e indietro: niente. Deserto. Già cinque volte, da due settimane, ho dovuto pulirmi il parabrezza da solo. Ma non è tanto il servizio che mi manca. Mi manca il loro saluto, il loro sorriso, la loro stretta di mano, mi manca soprattutto quel sentirmi chiamare "zio". Improvvisamente ho perso i miei "nipoti" di strada. Per colpa di un'ordinanza anti-lavavetri e anti-venditori di fazzoletti. Secondo me costoro svolgevano un servizio di pubblica utilità.

Alzi la mano chi qualche volta non ha trovato provvidenziale qualcuno che in quattro e quattr'otto ti snebbiava il parabrezza oppure, magari in inverno, ti offriva un pacco di fazzoletti di carta per il tuo naso gocciolante. Servizio pubblico e a domicilio, visto che la macchina per molti, specie in città come a Roma, è diventata una sorta di domicilio mobile coatto, dove "risiedere" obbligatoriamente per ore durante la giornata. Benvenute dunque le "visite" di lavavetri e fazzolettari. Appartengo a quella categoria di stolti ai quali abbonda il sorriso, se non proprio il riso, sulla bocca. Gli extraeuropei, specie se africani, sono più propensi al sorriso di noi europei. Chissà perché? Eppure questi non se la passano certo bene. Ma se sorridi, ti sorridono. Mai avuto sgarbi, discussioni, richieste insistenti di moneta. Sarò fortunato, ma ho trovato perfino tipi generosi, più delle banche. Almeno questi ti fanno credito, senza tante storie.

Sono in debito per una lavata di vetri e un pacco di fazzoletti con Mimmo l'egiziano. Una volta non avevo spiccioli, era vero, e mi sono rivoltato la tasca della giacca davanti a lui. Un'altra volta ho detto, ed era vero, che quel giorno dovevo mangiare e non potevo pagargli il pacco dei fazzoletti. Entrambe le volte abbiamo riso assieme e mi ha risposto: "Alla prossima". Sennonché di "prossima" ce n'è stata una sola, quella per pagargli la lavata di vetri. Quella per i fazzoletti è saltata, annullata con un colpo di ordinanza. Mimmo al solito semaforo del solito incrocio una fredda mattina non l'ho trovato più. Eccomi rimasto col debito. E adesso? Dove sarà andato? Come rintracciarlo? Sono in apprensione. Scriverò al Sindaco. "Caro Sindaco, dove hai cacciato Mimmo e i suoi compagni? Ti prego, fammelo sapere perché debbo saldare il mio debito. Sì, confesso, qualche volta ho pagato in ritardo le bollette della spazzatura, qualche volta dopo i solleciti, però ho sempre pagato. Non sono abituato a stare coi debiti. Adesso non farmi fare questa figura con Mimmo. Poi questi extracomunitari hanno ragione a parlar male di noi italiani!"». 

Leggendo l'articolo di Piero, mi viene da pensare ad esempio al ruolo provvidenziale del cittadino immigrato, quando piove, pronto a porgerti un ombrello in cambio di una piccola offerta. Vivono con noi e tra noi, ma spesso ci accorgiamo della loro presenza solo nei casi di necessità.

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11/11/2009

I confini mobili delle nuove povertà in Toscana

Nel mese di Ottobre 2009 si è svolta un'interessante iniziativa per la presentazione del dossier Caritas relativo a quest'anno, presso la Sala Pegaso del Palazzo Sacrati Strozzi in piazza Duomo a Firenze, in occasione del prossimo 2010 anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Promossa da Caritas Toscana, Osservatorio Sociale Regionale e Regione Toscana.

Ha introdotto i lavori Mons. Renzo Chesi, delegato regionale Caritas Toscana, presentazione dei risultati a cura di Stefano Simoni coordinatore Dossier Povertà sempre per Caritas Toscana.

Dopo il mio intervento, è seguita una tavola rotonda diretta da Giovanna Faenzi, coordinatrice Area Politiche Sociali Integrate, e partecipata da:

Claudio Calvaruso - direttore scientifico Fondazione Labos

Francesca Giovani - dirigente resp. Settore Lavoro

Walter Nanni - responsabile Ufficio Studi Caritas Italiana

Andrea Tardiola - dirigente resp. Divisione Politiche per la famiglia, gli anziani, l'inclusione e la coesione sociale

Andrea Volterrani - sociologo Università Tor Vergata di Roma

Riporto di seguito testualmente alcuni spunti di riflessione sul tema esposti nell'occasione da Giovanna Faenzi:

«Avere un lavoro può non bastare. La povertà avanza in Italia più che in Europa e i sistemi di protezione messi in atto per aiutare le famiglie hanno un impatto troppo basso per contrastarla. Lo testimonia un rapporto della Commissione europea ("Crescita, lavoro e progresso sociale") che, per la prima volta, analizza l'impatto che la crescita economica dovrebbe avere sulla povertà. I dati sono del 2007, ma -sottolinea la Direzione Affari Sociali Ue- del tutto attuali, perché «il trend è stabile da anni»: all'aumento del tenore di vita è corrisposto un parallelo aumento delle diseguaglianze. Sta di fatto che il rischio indigenza, in Italia, coinvolge il 20% della popolazione, contro una media Ue ferma al 17%. 

La povertà è strettamente legata alla mancata occupazione, ma avere un posto non sempre basta, visto che il 10% dei lavoratori è povero (l'8% nella media Ue), vive al di sotto di un livello considerato dignitoso e non può nemmeno contare su una discreta capacità di sostegno da parte degli ammortizzatori.

I precari sono più colpiti rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato (il rischio povertà passa al 19% contro il 13% europeo), ma la protezione sociale è insufficiente per tutti. Non tanto per l'entità dei capitali investiti (26,6% del Pil, in linea con la media europea) quanto per gli effetti prodotti. Da noi le misure studiate per alleviare il rischio indigenza producono buoni effetti solo nel 17% dei casi, contro una media europea di successi del 38% (in Svezia addirittura del 60, in Francia al 50%).

Il problema, secondo lo studio, è che in Italia non c'è il reddito minimo, che è uno strumento molto importante per combattere la povertà. Il guaio, spiega lo studio della Commissione Ue, è che non si profila all'orizzonte alcuna inversione di tendenza. Anzi, i dati sull'occupazione che arrivano dall'industria italiana non sono, a questo proposito, affatto confortanti neanche nei settori ad alta tecnologia.

In Toscana, il recente studio del Centro Studi Sintesi di Mestre sui capoluoghi di provincia italiani (redditi 2006 con costruzione di indici di povertà), mette in evidenza dati molto preoccupanti per le provincie di Prato (14mila pratesi vivono al di sotto della soglia di povertà, il 13,8% della popolazione) e Massa Carrara.

Il rapporto stilato dall'Osservatorio Caritas conferma come il rischio di indigenza sia anche nella nostra Regione un elemento che non interessa più soltanto i ceti marginali (anche se gli immigrati occupano un posto di primo piano per le difficoltà aggiuntive a cui vanno incontro) ma riguarda sempre più anche parte del ceto medio tradizionale, in particolare quando si tratta di famiglie italiane numerose.

In questo quadro diventa necessario interrogarsi sulle risposte politiche in materia, che data l'importanza del fenomeno dovrebbero avere un ambito sistemico e non soltanto settoriale: quali strategie attivare; con quali strumenti e risorse; quali politiche a livello governativo centrale e quali a livello regionale, ciascuno secondo le proprie competenze di livello; quali interventi a livello di terzo settore e volontariato».